La voce dei lettori
Scrivere é solitudine e passione. Il fragore degli assedi, lo scalpitio dei cavalli nella carica riempiono la mia testa, insieme al fumo degli incendi appiccati da Arduin e da Rosalba per difendere Daligar dagli orchi che si fonde con quello vero degli arrosti dimenticati a carbonizzarsi nel forno. La scrittura è un atto solitario, un dialogo continuo con quella parte di sé stessi da cui vengono le storie. Yorsh è nato mentre camminavo nel sole in Corsica, Arduin mentre camminavo sotto la pioggia sulla collina torinese, Jakob ha comandato la carica mentre ero in chiesa. La sua storia mi è venuta in mente durante una Messa di Natale, quella di mezzanotte. L’omelia era un po’ lunga e per qualche istante mi sono distratta, e nella mia testa si é formata la battaglia di Vienna e un cavaliere con le ali che comandava la carica. Ma a un certo punto la solitudine e la passione devono aprirsi, incontrare lo sguardo dell’alto. Quindi abbiamo creato questo spazio: serve per commenti, punti di vista, impressioni, interpretazioni, critiche e suggestioni, se volete anche disegni o un vostro racconto sulle storie o i personaggi. Per qualcuno potrebbe essere una piccola palestra per cominciare. Il vostro contributo diventerà parte integrante di un altro viaggio narrativo. Se desiderate condividere il vostro punto di vista, o inventare, questo spazio è per voi.
“Dizionario Minimo di Difesa Dell 'Ovvio” – Max Del Papa
Benedetta Silvana De Mari e benedetta la Verità che ne ospita i contributi, rigorosi muri di logica e di realtà in una paratassi spietata di mattoni di logica. Silvana torna in libreria con un progetto ambizioso, originale, letteralmente suicida, questo Dizionario minimo di difesa dell’ovvio che minimo non è e ovvio men che meno. Va consultato, compulsato e poi ricominciato da capo: nelle centinaia di definizioni trattate, tutte polemiche, perché polemico è l’unico modo in cui trattare un mondo inzuppato nelle bugie, le distorsioni, le allucinazioni, non ce n’è una da non meditare: sempre alla luce di una cultura seria, solida, articolata, documentata, poi uno può dissentire, se gli pare, ma deve impegnarcisi perché Silvana è spietata, non lascia nulla al caso. “Aborto e vaccini” (ahi ahi ahi), “avarizia e già che ci siamo avidità”, “chem sex”, “comunismo, postcomunismo, ex comunismo”, “senso del dovere”, “sodomia”, eccetera, eccetera, eccetera, questo dizionario minimo è un baluardo monumentale contro le menzogne di comodo, le puttanate woke, le insidie di cui non sappiamo più accorgerci, perché non vogliamo accorgerci, perché è faticoso e ingrato. Ma se si vuole marcare la differenza tra un Caravaggio e un Giotto, a dire della cultura occidentale, cattolica, pre-umanistica, e uno scarabocchio degli stronzi in fama di attivisti che puntano a violentare i Caravaggio e i Giotto, bisogna partire da qui. Dal coraggio: di vedere, di scrivere, di mettersi in posizione maledetta, da persona non grata, da san Sebastiano. Fortuna Silvana qui si lascia andare come non mai ed è godibile la sua rabbia animosa, coraggiosa, “e comincio a non tollerare più tutti i mediocri e i falliti che su questa civiltà vomitano per sentirsi qualcuno, i Piero Manzoni, i Paul McCarthy, gli Andres Serrano, le ridicole impacchettature dei ridicoli coniugi Christo mentre i quadri di Goya mi sconvolgono e quelli di Egon Schiele mi spezzano il cuore. Schiele è trasgressione e i suoi dipinti sono atroci, meravigliosamente atroci”. E già non ne puoi fare a meno, già vuoi vedere come va a finire questo libro furibondo, vendicatore, che non finisce mai perché lo ricominci sempre da capo così come da capo ripartono le fandonie e le miserie del woke, del gender, dell’irresponsabilità immigrazionista, del fanatismo islamista suicida contro cui dobbiamo batterci. C’è molto, moltissimo e di più qui dentro e c’è tanto da scoprire, da sapere, da arricchirsi. Lavoraccio faticosissimo, immagino, ma Silvana – che in privato è amica affettuosa, sempre presente – non la puoi sottovalutare: medico, giornalista, saggista e narratrice (la sua saga degli Orchi non ha niente da invidiare alla Rowling: tuffatevi anche in quella). Insomma una con le palle, che paga il prezzo che c’è da pagare e lo sa: “Alla fine vinceremo noi”. E lo sa con la serenità di una coscienza che non fa sconti e resta appassionata. Il suo Dizionario è poderosamente scorretto, confidenziale, irriverente (e ve lo dice uno che non ci va leggero con le parole), ed è una droga buona: io vi sfido, entrateci, poi vedremo se saprete, se vorrete uscirne fuori. Nutre, pagina dopo pagina, voce dopo voce. E la voce è alta, vindice, forse chiama nel deserto, ma non è il destino di quelli che hanno troppa visione in un mondo di ciechi orgogliosi, di accecati volontari?
“Dizionario Minimo di Difesa dell'ovvio” – Mario Adinolfi
Gli scrittori sono tipi strani: per partorire un libro servono mesi di lotte solitarie con il foglio bianco e quindi quando partorisci, l’opera è come un figlio e si sa che i figli propri sono i più belli di tutti. Ne deriva che assai raramente uno scrittore pubblicizzi i libri di un altro scrittore e questo vale anche di più tra gli scrittori cattolici, quelli di sinistra sanno fare cricca quando serve, noi siamo più autolesionisti e non sappiamo fare rete: avrò fatto tremila presentazioni dei miei 15 libri pubblicati in 27 anni e forse due volte ho avuto l’onore di essere presentato da un collega (una delle due fu con Andrea Purgatori, che mai come in questi tempi mi manca per l’arguzia nella lettura dei fatti italiani). Oggi però voglio consigliarvi un libro che non potete perdervi, di una scrittrice divisiva come me e maltrattata dal mainstream anche più di me, che non vedrete mai in tv o recensita sui giornali, ma è una delle intellettuali più preziose di questo Paese. Si chiama Silvana De Mari e come tutti i veri intellettuali è perseguitata per le sue idee, che io trovo invece radicali ma soprattutto (con)vincenti. È uscito da poco il suo Dizionario minimo di difesa dell’ovvio ed è uno scrigno prezioso, almeno tutti i cattolici dovrebbero acquistarne una copia e poi andare a pubblicizzarlo bussando alle porte come fossimo Testimoni di Geova. Io credevo che il mio Wokismo e Islamismo fosse il libro più radicale e dunque necessario di questi Anni Venti (ne ho trovato citazioni persino in polacco, che mi hanno inorgoglito) ma devo correggermi: il Dizionario minimo di Silvana De Mari è di gran lunga il libro che non si può non leggere in questi tempi bui per avere un po’ di chiarore cristallino con cui decifrare i cambiamenti che avvengono, per la nettezza con cui vengono spiegati. Apro una pagina a caso. Così Silvana De Mari introduce il vocabolo “estinzione” nel suo dizionario: “Una popolazione che ha meno di 2.3 figli per madre si sta estinguendo. Noi ne abbiamo 1.2”. Sono 284 pagine così. Leggetevele bene tutte. I 22 euro che chiede per singola copia sono davvero pochi per l’oro colato che il libro contiene.
“L’ultimo elfo” – Blog di Valentina Bellettini
“Cinque stelle e lode, una valutazione che do solamente a quelli che rientrano tra i miei libri preferiti. L’ultimo elfo mi ha conquistata… affascinante, profondo, emozionante.”
Commento: recensione molto positiva che evidenzia il forte impatto emotivo del libro.
“L’ultimo Elfo” – AParoleMie.it
“L’ultimo elfo rimane un libro bellissimo… un racconto che parla non solo di avventura, ma di temi profondi come diversità, crescita e speranza.”
Commento: apprezzamento per i temi e lo stile narrativo.
“L’ultimo elfo” – Libringioco.blog
“Questo libro fonde l’epicità della storia con un ritmo avvincente e riflessioni umane profonde… un fantasy che si legge con partecipazione.”
Commento: recensione che sottolinea la qualità narrativa e l’equilibrio tra trama e riflessione.
“Hania. Il Regno delle tigri bianche” – Libridicristallo.blogspot.com
“Ho letto Hania con piacere… un libro bellissimo. Dopo L’ultimo elfo mi sono affezionata allo stile e alla capacità dell’autrice di coinvolgere il lettore.”
Commento: recensione positiva che evidenzia il legame con altre opere dell’autrice.
“L’ultimo orco” – Torre di Tanabrus
“Un libro che parla della paura e dell’odio per il diverso, dei pregiudizi e del desiderio di libertà… ricco di significato.”
Commento: recensione che apprezza lo spessore tematico oltre la trama fantasy.
“Il gatto dagli occhi d’oro” – Libri e Marmellata
“Un romanzo talmente ricco di eventi e temi che è difficile riassumerli tutti… un’esperienza di lettura piena e avvincente.”
Commento: recensione positiva con focus sulla ricchezza narrativa del romanzo.
Recensioni entusiaste su IBS — “L’ultimo orco”
Anche qui numerosi giudizi 5 stelle, con commenti che apprezzano la “continuazione dignitosa e riflessiva” delle avventure di Yorsh e compagni.
Commento: conferma del gradimento dei lettori su un altro titolo della serie.
“Io mi chiamo Yorsh” - Cuore D'inchiostro Blog
“Ho finito la saga quest’estate. Ho trovato questi libri decisamente splendidi, fantastici, mitici, perfetti… spero che questo libro sia come gli altri!”
Che dire, ritagli di fatti storici a me completamente sconosciuti, narrati con maestria. Il libro coinvolge sia per i valori morali contenuti e sia per la storia romanzata di eventi realmente accaduti. Lascia anche uno spiraglio aperto per la possibilità di ribaltare situazioni disperate proprio con la lucidità della disperazione. Da leggere
Oscar Santo